Presto andrò da sola

di Eleni Calotychos

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Personale scolastico

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Presto andrò da sola

Guardo il soffitto e mi rigiro nel letto, ormai è notte fonda e io dovrei solo andare a dormire, riposarmi e pensare al giorno successivo, a impegnarmi a scuola, a dare il massimo, a essere la più brava, quella che viene chiamata per dare l’esempio. Sospiro, mi tocco il petto e cerco di calmare la mia ansia, mi sento soffocare, ogni giorno di più. Mi chiedo come uscirò dalla scuola, se davvero sono brava come dicono, se merito di realizzare i miei sogni, di sentirmi felice. La mia paura prende il sopravvento e io mi chiedo se ce la farò davvero. Mi merito tutto questo? A volte mi sento schiacciata, come se fossi solo un numero, un’alunna “modello”, una buona compagna a cui chiedere i compiti, l’eccellenza. Mi sento come se fossi solo un oggetto e non una persona, come se gli atri si dimenticassero di me o dei miei sentimenti. Vorrei urlare, far sentire le mie emozioni e smetterla di “recitare una parte”. La scuola è un posto in cui posso rifugiarmi quando la mia famiglia diventa troppo pesante, un posto in cui riesco a sentirmi parte di qualcosa. Ma, ancora, capisco che non è abbastanza, che non è quello che voglio davvero, quella che sono davvero. A volte vorrei essere cresciuta in modo differente, le mie insicurezze, il mio modo di essere mi fa credere che non riuscirò mai a essere felice. L’ansia e la paura costante di non essere apprezzata e di non essere come gli altri mi vogliano mi fanno credere che sarò sempre in una bolla, completamente assorbita dalle mie difficoltà, senza riuscire a guardarmi intorno e senza riuscire a godermi tutto quello che mi circonda. I miei pensieri mi urlano in continuazione che dovrei impegnarmi di più, che dovrei essere più brava, che i voti sono troppo bassi e che se voglio raggiungere davvero quello che desidero devo sudare, sforzarmi ancora di più, lavorare senza fermarmi. Cerco di zittirli, mi merito di sbagliare, di percorrere la strada errata e di cadere. E talvolta mi chiedo anche se davvero sono come mi vedono i miei compagni, i professori, mia madre e la mia famiglia: la studentessa modello, la ragazza che si impegna, gentile ed educata. Mi sento come se stessi recitando una parte, come se, svegliandomi, non fossi più io, ma un’altra me, una me stanca, una me insoddisfatta, una me arrabbiata. La scuola mi ha fatto crescere molto, adesso non ho più paura di parlare, di dire la mia, di far sentire la mia voce e le mie opinioni. Non ho più timore delle persone, dell’amore che riescono a darmi, delle attenzioni e della fiducia. Ma allo stesso tempo, mi sento sempre così sola, senza nessuno con cui parlare, che mi possa sostenere o che mi possa aiutare nei momenti più difficili. Finita la scuola nulla sarà più come prima e chissà quante persone perderò di vista, quanti amici non vedrò più e quante altre persone che, in realtà, non sono mai state interessate a me. Se penso che il prossimo anno, dopo il diploma, la mia vita cambierà completamente, probabilmente lontano da qui, a cercare di realizzare il mio sogno più grande, perdo un battito. Ho sempre sognato di andare a vivere lontano, di staccare e lasciare, finalmente, le persone che mi hanno fatta ammalare, le persone che mi hanno ferita. Non so chi e come diventerò, ma so che dentro di me, in fondo al mio cuore, ci sarò sempre io, la me bambina, quella che è cresciuta troppo in fretta e con la paura di sbagliare e di parlare.

Eleni Calotychos

illustrazione di Silvia Paolantonio

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