Generazione smartphone: meglio il virtuale o il reale?

di Patrik Santos Trindade - illustrazione di Alberto Di Rosalia

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Generazione smartphone: meglio il virtuale o il reale?

Oggi, se guardi un gruppo di ragazzi in giro, la prima cosa che noti è che hanno tutti lo smartphone in mano. Siamo chiamati la generazione smartphone perché siamo nati con internet sempre disponibile e per noi è normale stare connessi. Ma la vera domanda che dobbiamo farci è se sia meglio vivere nel mondo virtuale o in quello reale, soprattutto ora che siamo adolescenti e stiamo crescendo. Il mondo virtuale ha sicuramente i suoi vantaggi perché è un posto dove tutto sembra facile e veloce. Se ti senti solo o ti annoi, ti basta aprire un’app per parlare con qualcuno, guardare video divertenti o giocare con amici che magari abitano lontanissimi. Per molti di noi lo schermo è come uno scudo che ci protegge: ci sentiamo più coraggiosi a scrivere certe cose in chat piuttosto che a dirle in faccia a qualcuno. Online abbiamo il tempo di scegliere le parole giuste, possiamo cancellare un errore e usare le immagini per far finta di stare bene anche se dentro siamo tristi. Però questo mondo a volte fa male. Passiamo ore a guardare le foto degli altri che sembrano sempre bellissimi, felici e in posti fantastici. Questo ci fa venire l’ansia di non essere abbastanza o di avere una vita noiosa rispetto a quella degli altri, anche se in fondo sappiamo che a volte sono solo filtri e finzione. Le relazioni online sono comode ma spesso sono un po’ vuote. Puoi avere mille amici sui social ma puoi non avere nessuno con cui parlare davvero quando sei giù di morale o hai bisogno di un consiglio serio. Il mondo reale è invece molto più complicato ma anche molto più bello. Un abbraccio vero ti scalda il cuore in un modo che un’emoji non potrà mai fare. Una risata di quelle che ti fanno mancare il fiato quando sei con i tuoi amici non si può scaricare da nessuna parte. Nel mondo reale non puoi premere il tasto cancella se dici una cavolata e questo ci obbliga a imparare a chiedere scusa, a guardare gli altri negli occhi e a capire cosa provano davvero. Anche il nostro stile di vita è cambiato tanto, perché preferiamo spesso stare chiusi in camera al buio con la luce del telefono invece di uscire a fare sport o semplicemente a fare due passi e questo ci rende più pigri e a volte più soli senza che ce ne accorgiamo. Personalmente mi capita spesso di accorgermi che dopo un intero pomeriggio passato a saltare da un video all’altro mi sento stanco e con la testa confusa, come se avessi sprecato tempo prezioso. La vita vera è quella che succede fuori da uno schermo digitale, fatta di sguardi e di momenti che restano impressi nella memoria e non solo nella galleria del telefono. Imparare a bilanciare questi due mondi è la nostra sfida più grande per non perdere la bellezza di toccare con mano la realtà.

Patrik Santos Trindade

illustrazione di Alberto Di Rosalia

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