Il contenuto della circolare numero è riservato.

La memoria della giornata
«Prof, ci aveva promesso il racconto di una storia».
«Giusto, ragazzi, ogni promessa è un debito. Dunque, tanti anni fa – erano i terribili
anni della dittatura fascista, erano in vigore le leggi razziali, di cui abbiamo parlato, e
i nazisti in divisa erano presenti nelle nostre strade – a Varese, proprio qui vicino, un
uomo a capo dell’Ufficio Anagrafe comunale aiutò centinaia di ebrei e antifascisti a
passare il confine e andare in Svizzera, cosa che in quel periodo significava non solo
la libertà ma soprattutto salvarsi la vita…».
«Prof, e come ci riusciva?».
«Semplice, forniva loro dei documenti falsi che poi utilizzavano per sfuggire ai
rastrellamenti delle SS».
«Ma, prof, commetteva un reato!!!».
«Certo, ma lo faceva per salvare uomini, donne e bambini, tutti innocenti, da una
morte sicura. Considerate che nel 1943 l’Italia non era per nulla democratica, anzi,
tutt’altro».
«E poi cosa successe, prof?».
«Lo denunciarono, fu scoperto e arrestato…».
«Ma poi si salvò, no?».
«Purtroppo no, fu deportato anche lui in un campo di concentramento, a Dachau,
dove poi morì».
«Ma non era mica ebreo, prof, perché allora?».
«Perché nel buio della più assurda ignoranza e follia, “l’uomo è lupo all’uomo”».
«Che schifo, questa storia mi fa proprio incazzare, prof…».
«Ti capisco, davvero, ma non dire le parolacce…».
«Scusi, prof. Ma chi era quell’uomo? Come si chiamava?».
«Quell’uomo era siciliano e veniva da Favara, si chiamava Calogero Marrone».
Prof. Antonio Fragapane
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