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Quando la finirete?
Tempo fa, una ragazza di Pordenone ha cercato di uccidersi, buttandosi dal secondo piano di casa. No, non è morta, ma l’impatto col suolo è stato così forte che ha seriamente rischiato di rimanere paralizzata per sempre, a causa del colpo subito alla spina dorsale. “Adesso sarete contenti”, aveva scritto poco prima ai suoi compagni, i quali, si scoprirà in seguito, l’avevano perseguitata per un anno intero, “senza mai darle la possibilità di riposarsi e destabilizzandola psicologicamente”. Prenderò spunto da questa orribile vicenda per dirvi ciò che penso, e nel farlo sarò un po’ dura, vi avverto, ma ho questa cosa dentro e mi è impossibile lasciarla lì. Quando la finirete? Quando la finirete di mettervi in due, in tre, in cinque, in dieci contro uno? Quando la finirete di far finta che le parole non siano importanti, che siano “solo parole” e che non abbiano conseguenze? Quando la finirete di scrivere “Non meriti di esistere” poi seguito da un falsissimo “Ma sì, dai, io scherzavo”? Quando la finirete di ridere, e di ridere così forte, quando passa una ragazza che non indossi una taglia 38? Quando la finirete di indicare col dito il ragazzo “che ha il professore di sostegno”? Quando la finirete di dividere il mondo in fighi e sfigati? Che cosa deve ancora succedere, perché la finiate? Che cosa aspettate? Che tocchi al vostro compagno, alla vostra amica, a vostra sorella o a voi? E poi, voi genitori, sì, proprio voi che avete figli capaci di scrivere certi messaggi o capaci di ridere così forte, quando la finirete di chiudere un occhio? Quando la finirete di dire “Ma sì, sono solo ragazzini”? Quando la finirete di non avere la minima idea di cosa facciano i vostri figli con quel cellulare per otto ore al giorno? Quando la finirete di non leggere le note e le comunicazioni che scrivono i professori sul registro elettronico? Quando la finirete di andare dagli insegnanti una volta l’anno (se va bene)? Invece, quando inizierete a spiegare ai vostri figli che la diversità non è una malattia, ma è solo creata dalla vostra ignoranza, e a educarli sul fatto che non si deve deridere nessuno? Quando inizierete a non essere voi i primi a farlo, perché da sempre non sono le parole ma gli esempi, gli insegnamenti migliori. Certo, non dico che tutti i genitori siano così, ma il fatto stesso che ce ne siano così, per me, è una cosa gravissima. Non vedete quanto i vostri figli possano essere pericolosi? E se le cose stanno così, io non ci sto! Non è possibile che solo dopo che certe vicende accadono, ci rendiamo conto di quello che stava succedendo. Beh, io adesso non mi voglio dilungare troppo, nonostante vorrei dire molte altre cose, ma ne aggiungo solo un’ultima: è bene sapere che questi comportamenti, secondo la normativa italiana (L. 71/2017), costituiscono ipotesi di cyberbullismo, ovvero “Qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto di identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica”. Inoltre, è altrettanto fondamentale sapere che la legge coinvolge gli istituti scolastici (quindi le scuole che tutti noi frequentiamo ogni giorno) nel realizzare attività preventive, educative e rieducative finalizzate alla protezione dei minori coinvolti in casi di bullismo e cyberbullismo, in modo tale che questi ultimi possano avere la consapevolezza che non saranno lasciati soli ma che, anzi, saranno sempre tutelati e protetti.
Carmen Raillo
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