Le Baccanti, sangue straniero

di Eleni Calotychos + foto di Fatou Diongue

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Personale scolastico

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Le Baccanti, sangue straniero

Con la mia scuola, l’IIS “Da Vinci-Ripamonti”, giovedì 7 maggio abbiamo portato in scena una nostra versione de “Le Baccanti” di Euripide, intitolata “Le Baccanti, sangue straniero”, al Thauma Festival di Milano (dove ha ricevuto una “Menzione di merito come lavoro corale” dalla giuria), concorso teatrale nazionale per gli alunni delle scuole superiori, organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dedicato alle rappresentazioni del teatro classico. Spiegare cosa si prova a realizzare uno spettacolo di teatro è sempre difficile ma è stato certamente un turbinio di emozioni. Le Baccanti, nella mitologia greca, erano le seguaci di Dioniso e celebravano riti pieni di caos ed energia. Così, in questi ultimi mesi, ci siamo organizzati, svolgendo ricerche su internet, mood board e video per una perfetta messinscena, qualcosa di semplice ma che potesse lasciare a bocca aperta chiunque, giudici del Festival compresi. Il filo conduttore della nostra scenografia sarebbero stati disordine, guerra e forza. Così, pennello in mano, mix di colori per il migliore rosso sangue e con i nostri vestiti di tutti i giorni pieni di tempera, abbiamo colorato fondali e costumi per un perfetto sfondo da battaglia. Ogni dettaglio era importante e, tra sacchi di juta, sottane e corone di foglie, abbiamo concretizzato la nostra idea in qualcosa di reale, passando giorni interi dentro il “Teatro di posa” (Laboratorio 59), diventato praticamente la nostra seconda casa e che abbiamo quasi trasformato in una scena del crimine, piena di sangue (rigorosamente finto) e tessuti sporchi. E nonostante questi giorni di preparazione siano stati molto faticosi e io abbia passato più tempo a scuola che a casa, rifarei tutto altre mille volte, infatti, tra risate, lavandini sporchi di tempera e la musica che risuonava dentro l’aula, ci siamo divertiti come matti, creando e smontando le nostre idee e la nostra arte. Il giorno prima dello spettacolo, dopo aver lavorato agli ultimi dettagli, eravamo tutti in ansia e l’adrenalina iniziava a salire, esattamente come per ogni altro spettacolo che abbiamo realizzato. La mattina successiva, dopo il solito caffè al bar della scuola, ci siamo diretti verso la stazione. La tensione era presente, ma ancora riuscivamo a gestirla e, tra una risata e l’altra, ci siamo ritrovati a Milano, al Teatro Pime. Lì, abbiamo truccato gli attori uno alla volta, con linee spesse di color nero e bianco per i volti delle Baccanti, mentre per il viso di Dioniso, diverso da tutti gli altri, abbiamo optato per una punta di oro sui suoi capelli, sul suo viso e sulla sua corona. Era tutto pronto, mancavano solo pochi minuti all’entrata in scena, il sipario era ancora chiuso e, come ogni volta da quando la nostra avventura teatrale scolastica è iniziata (due anni fa), ci siamo messi tutti in cerchio per il nostro urlo liberatorio e portafortuna: “Merda! Merda! Merda!”. Le luci in platea si sono spente ed è iniziata la musica, mentre leggevo il copione e controllavo che tutto fosse al suo posto. Ero emozionatissima e avevo il cuore in gola. L’esperienza teatrale, fin da subito, mi ha divertito un mondo e, soprattutto, mi ha insegnato moltissime cose e mi ha fatto conoscere tante persone con cui ho legato. Per non parlare delle emozioni che, a ogni spettacolo, sono state le mie compagne, anche se la sensazione più appagante me l’ha sempre fatta vivere la fine di ogni nostra esibizione: una grandissima soddisfazione e una gioia immensa, con il cuore pieno di amore. Ringrazierò sempre i miei amici e la mia prof per avermi fatto iniziare l’avventura sul palco, per tutte le cose che ho fatto e per tutte le volte che ho riso fino ad avere le lacrime agli occhi. Ecco perché proprio qui, un grazie particolare va a loro, i miei amici, e ai miei professori che mi insegnano ogni giorno quanto sia bello creare e vivere di arte, perché se oggi sono questa persona e voglio e sogno di fare grandi cose è solo merito loro e di tutto quello che mi hanno insegnato.

Eleni Calotychos

“Le Baccanti, sangue straniero” foto di Fatou Diongue

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