
Sull’amicizia
Fin da quando ero piccola ho sempre sognato di avere un gruppo di amici, sinceri e leali. Sognavo di poter trovare le mie persone, smetterla di nascondermi e mostrare davvero quella che sono. Fin da quando ero piccola mi sono sempre adattata, ho accettato ogni cosa, ogni cattiveria, ogni coltello puntato alla schiena, ho sofferto e sono stata in silenzio, tutto per non litigare e non rimanere sola. Ho sempre avuto il terrore di essere abbandonata e di rimanere, di nuovo, isolata, senza nessuno con cui parlare, con cui stare. Ma, nonostante gli anni siano passati e io sia cresciuta e maturata, la paura non è mai andata via. Sono riuscita a nasconderla, per un po’, ho mentito a me stessa e mi sono detta che andava tutto bene, che non mi interessava niente e nessuno, che non ero destinata all’amore e che, nonostante tutto, non mi importava. E ho nascosto la verità per così tanto tempo, che quando sono riuscita a vederla per quella che era, ogni cosa mi è caduta addosso, facendomi comprendere che niente in me si è sistemato, che cerco ancora qualcuno che riempia il vuoto che ho dentro, che mi faccia sentire bene. Avevo creato un muro tra me e i miei sentimenti e mi ero fatta trascinare dagli impegni, dal susseguirsi del tempo e delle giornate, senza guardarmi indietro, attorno o anche solo dentro di me. Un bisogno costante di rassicurazioni, ma anche paure e insicurezze, sono cresciuti con me, entrandomi dentro, non facendomi più sentire libera e creando un attaccamento evitante e ansioso che mi porto dietro in ogni rapporto, in ogni relazione. Ma, nonostante tutto, io credo di avere amore attorno a me, di avere qualcuno a cui piaccio davvero, anche se, allo stesso tempo, non ho certezze e le stesse persone che mi circondano sono difficili, enigmatiche, i loro gesti sconnessi e le loro azioni a volte mi fanno dubitare. Scrivo queste mie paure, con il timore di non essere compresa, perché parlarne è difficile e forse, buttarle giù nero su bianco mentre sono sola, con la musica nelle orecchie, è l’unico modo per provare a farmi comprendere di più. Scrivo queste parole con la consapevolezza, però, che non sono l’unica, che oltre a me chissà quante persone provano le mie stesse sensazioni e chissà quanti – compresa la me di qualche anno fa e, soprattutto, la me di quando era piccola – fanno fatica a comunicarle. I rapporti, qualsiasi essi siano, sono spesso difficili e crescere con le stesse persone che abbiamo accanto sin da quando eravamo piccoli è ancora più complicato perché cambiamo, ogni giorno scopriamo sempre qualcosa di nuovo e capita che ci lasciamo alle spalle tante altre cose: la vita è un continuo turbinio di emozioni e noi siamo solo succubi, non possiamo cambiare le carte in gioco. Pensare a quante persone ho “perso” nel corso della mia vita, amici a cui volevo bene davvero, amori che non ho affrontato solo per la paura del mio passato e familiari che, forse e nonostante tutto, avrei dovuto conoscere meglio, mi mette sempre una certa tristezza. Forse la colpa è solo mia, del mio carattere e delle mie debolezze, o forse è solo il tempo che scorre e si prende gioco di me, di noi? Mi chiedo solo, nella mia più totale innocenza, se sono pensieri solo miei, se, invece, tutte queste persone mi pensano ancora e se la perdita di quei sentimenti che pensavamo potessero durare per sempre, non abbia fatto soffrire solo me ma anche loro, ormai estranei di cui non conosco più niente.
Eleni Calotychos

Illustrazione di Alberto Di Rosalia
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