L’omotransfobia

di Patrik Santos Trindade

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Personale scolastico

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L’omotransfobia

L’omotransfobia riguarda il modo in cui trattiamo le persone che amano in modo diverso o che non si sentono a loro agio nel genere biologico avuto alla nascita. Spesso pensiamo che la parola fobia significhi solo avere paura, come succede con i ragni o l’altezza, ma in questo caso indica qualcosa di più profondo, ovvero l’odio, il rifiuto e la cattiveria verso chi è considerato diverso da quello che la maggioranza delle persone ritiene normale. Questo comportamento nasce spesso dal fatto che non conosciamo bene ciò che ci circonda o abbiamo paura di mettere in discussione le nostre idee di sempre. Una cosa che succede continuamente alle persone trans è quella di venire etichettate dagli altri senza che venga chiesto loro cosa ne pensino. A noi esseri umani piace molto dare un nome a tutto e mettere le persone dentro “scatole” precise perché questo ci fa sentire più tranquilli e ci dà l’idea di avere il mondo sotto controllo. Però, quando usiamo queste etichette per decidere noi chi e come debbano essere gli altri, stiamo facendo un errore perché togliamo loro la libertà di raccontarsi. E spesso parole improprie vengono usate per offendere o per obbligare qualcuno a restare in una categoria in cui non si ritrova più. Un altro punto della questione relativa all’omotransfobia riguarda il sesso biologico. Molte persone dicono con forza che il sesso della nascita sia fisso e non può più cambiare per tutta la vita. Secondo questa visione, se sei nato maschio o femmina resterai sempre così, qualunque cosa tu faccia o qualunque percorso tu decida di intraprendere per sentirti meglio con te stesso. Questa idea causa moltissime tensioni perché viene usata spesso per dire alle persone trans che quello che sentono dentro non conta nulla rispetto al corpo che hanno. In realtà, bisognerebbe capire che un conto è la biologia, cioè come siamo fatti fisicamente, e un altro conto è come ci sentiamo nel profondo, ovvero la nostra identità, che merita lo stesso identico rispetto. Infatti, quando qualcuno usa il discorso del sesso biologico per attaccare o per negare l’esistenza di queste emozioni, sta alimentando l’intolleranza (che può anche sfociare in odio) e l’omotransfobia. E tutto questo ha degli effetti molto brutti sulla vita di chi subisce queste cattiverie ogni giorno. Proviamo a pensare a cosa significhi andare a scuola, al lavoro o semplicemente uscire di casa e sentirsi sempre gli occhi addosso, pronti a giudicare o a insultare. Questo porta le persone a sentirsi sole, molto tristi e a volte a nascondersi per paura di essere attaccate. C’è anche un altro aspetto molto ingiusto: spesso chi subisce attacchi omofobi viene anche accusato di essere troppo sensibile o di voler imporre le proprie idee agli altri quando prova a spiegare il proprio pensiero: è un modo per non prendersi la responsabilità del male che si fa. Per sconfiggere l’omotransfobia non servono studi difficili, ma basta usare la gentilezza e provare a mettersi nei panni degli altri. Dovremmo imparare a considerare le persone per il loro cuore e il loro carattere invece di fermarci a quello che vediamo fuori o a quello che c’è scritto su un documento. Anche se per qualcuno il sesso biologico non dovrebbe cambiare mai, questo non significa che si debba mancare di rispetto o creare delle prigioni per chi invece vuole vivere la propria vita in modo diverso. Ognuno di noi ha il diritto di cercare di essere felice e di essere chiamato con il nome che preferisce e che lo fa sentire bene. Cambiare mentalità richiede tanto tempo, ma si può già cominciare dalle piccole azioni quotidiane, come smettere di parlar male di chi non si conosce e iniziare invece a essere più accoglienti. Solo così potremo finalmente vivere in un posto dove nessuno debba vergognarsi di chi sia e dove le differenze tra le persone non siano viste come un pericolo ma come qualcosa che rende la vita più varia e interessante.

Patrik Santos Trindade