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La scuola che vorrei
A volte, mentre sono a scuola, mi capita di perdermi nei miei pensieri e immaginare come potrebbe essere la scuola ideale, quella che vorrei davvero. Non sono molte le cose che cambierei della scuola, strano, visto che molti ragazzi della mia età farebbero di tutto per rivoluzionarla completamente. Forse io non cerco una scuola perfetta, perché mi sarebbe difficile anche solo immaginarla, ma cerco una scuola in cui ci si senta capiti, una scuola in cui non mi venga difficile andarci. Vorrei una scuola dove non si debba avere paura di sbagliare, dove un errore non significhi sentirsi meno degli altri, ma semplicemente un passo in più per capire. Vorrei una scuola in cui gli alunni passino il tempo con voglia, e non perché sono obbligati. Vorrei una scuola in cui i voti non pesino come realmente fanno. Spesso, a scuola, mi capita di definirmi un semplice numero. Molti professori, e non solo, ripetono sempre: “È solo un voto, non preoccuparti, lo recuperi”, ma penso che spesso non capiscano per cosa realmente ci rimango male. Lo so anch’io che è un semplice numero che appare sul registro elettronico, ma non capiscono l’impegno che c’è dietro. Della scuola vorrei cambiare il metodo di giudizio. Vorrei che i voti non venissero semplicemente dati in base a quanto sia andata bene una verifica o un’interrogazione, ma anche in base a quanto il singolo alunno si sia impegnato. E so che molti professori già lo fanno, ma spesso mi sembra che persone che si impegnano relativamente poco vengano premiate più di quelle che ci mettono la testa in ogni cosa che fanno. Il mio rimanerci male nasce proprio da questo.
Molti definiscono le mie “lamentele” come inutili, perché spesso mi dispiace anche per una sufficienza, ma nella mia testa è molto più di una semplice lamentela: sono i pomeriggi passati sui libri, sono le ore trascorse a ripetere e ripetere, ma sono anche l’ansia provata prima di affrontare una verifica pur sapendo di aver studiato. Sono tutte cose che da fuori possono sembrare pesanti
o esagerate, ma che dentro di me mi fanno sentire talmente piccola da sembrare invisibile. E non è come sembra: la mia “ossessione” nei confronti dei voti non è dovuta alla pressione dei miei genitori, ma semplicemente al mio desiderio di
rendermi orgogliosa di me stessa. Alla fine non credo di pretendere troppo: non chiedo una scuola perfetta. Vorrei semplicemente un luogo in cui il mio impegno venga visto, ascoltato e valorizzato. Un luogo dove non ci si senta un numero, ma una persona. E forse, anche se sembra solo un sogno lontano, spero davvero che un giorno possa assomigliare un po’ di più a questo, semplicemente per non far sentire altri ragazzi come mi sento io ogni giorno.
Michelle Pozzoni
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