Il coraggio di dire no

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illustrazione di Anita Nobile

Il coraggio di dire no

Cos’è il vero amore? Franca Viola lo ha ben spiegato quando, nel 1965, capì cosa, invece, non fosse l’amore. Grazie al suo coraggio, questa giovane siciliana (originaria di Alcamo, in provincia di Trapani) rifiutò di sposare il suo rapitore e stupratore. E questo suo comportamento fu rivoluzionario: per la prima volta, infatti, una donna dichiarava pubblicamente che l’onore non poteva essere “riparato” con un matrimonio forzato. Riparare a una colpa? E quale era, esattamente, la colpa di quella ragazza? Tutte queste domande finirono in pasto alla stampa e l’opinione pubblica non capiva perché rifiutare un così “buon partito” (nella persona di Filippo Melodia, un mafioso locale di quei tempi), in questo modo perdendo l’occasione di “sistemarsi”. Questo perché per decenni, il “matrimonio riparatore” è stato considerato, in molte società, una soluzione “onorevole” a una violenza sessuale. L’idea alla base era che l’unico modo per “restituire dignità” a una donna fosse farla sposare con il suo aggressore. Mentre Franca Viola, quella soluzione non l’ha accettata, né lei né la sua famiglia, che non la lasciò mai sola. Il matrimonio riparatore si basava su una cultura patriarcale in cui l’aspetto familiare era più importante della libertà individuale. Altro punto è che la sessualità femminile era rigidamente controllata e facilmente condannabile, senza avere nessuna considerazione della sua dignità. La protagonista di questa straordinaria storia non fu mai in cerca di compassione e cercò, invece, con la sua testimonianza, di modificare qualcosa che non aveva un senso, trovando poi l’amore, quello vero, quello che non accetta condizioni ma rispetta la volontà dell’altro. E fu solo nel 1981 che il Parlamento italiano abolì gli articoli 544 (la norma che disciplinava il matrimonio riparatore) e 587 del codice penale (quello che regolamentava, nero su bianco, il “delitto d’onore”). Oggi tutto questo ci sembra lontano e di non facile comprensione, invece quella era una situazione del tutto normale e anche normata, purtroppo. Ma noi, nel 2026, che percezione abbiamo del matrimonio? Lo vediamo solo come un contratto, un giorno di festa o peggio ancora una soluzione di comodità? Il matrimonio si fonda sul principio in base al quale il libero consenso è l’atto della volontà con cui le parti danno e accettano reciprocamente se stesse. L’accettazione di se stessi diventa, quindi, elemento fondante del matrimonio e della sua costruzione. Oggi riusciamo a parlare di accettazione dell’altro nella nostra società? Siamo davvero capaci, come società, di parlare di accettazione autentica? L’auspicio è che la nostra generazione e quelle che verranno possano conoscere un amore libero, senza fretta né condizionamenti, in cui l’accettazione non sia sopportazione, ma gioia nel costruire insieme un progetto comune.

Michael Bruni, Tommaso Chiesa, Tommaso Ingrosso, Andrea Lacquaniti, Enea Pozzi, Jonathan Pozzoli, Mattia Rossetti, Andrea Servidio e Pedro Luis Silva Nunes,

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