Il contenuto della circolare numero è riservato.

Ho visto il mio futuro e mi piace tantissimo
Parlare di università, per dei ragazzi di quinta, è sempre un argomento difficile. La mente va in subbuglio, l’ansia e le mille cose da fare rendono questi mesi ancora più complicati da gestire. Le incertezze, ormai da tempo, fanno parte
della mia vita e scegliere cosa fare in futuro, dopo la scuola, dopo anni di routine, compiti, interrogazioni e risate tra i banchi mi fa sentire strana, piena di vita, con la curiosità di esplorare il mondo e di conoscere tutte le sue sfumature, ma anche con la paura di sbagliare. Tutte queste emozioni sono nuove per me e convivono nello stesso momento. Mi sembra così complicato scegliere e comprendere quale accademia sia giusta per me, quale mi farà crescere e quale vedrà mille versioni di me. È proprio in questo momento così delicato e complicato che io e la mia classe siamo andati a visitare NABA, la più grande accademia di Belle Arti in Italia. Fondata nel 1980 ha sede a Milano, Roma e Londra e offre svariati corsi, dal
Design alla Pittura, dalle Arti Visive al Cinema e Animazione: tante le scelte da fare, quindi indecisione infinita. La mattinata, dopo risate e tanto caffè, è iniziata con una piccola introduzione, da parte di uno dei professori. Ci è stato spiegato in cosa consiste il corso triennale Creative Technology focalizzato sulla CGI e gli effetti visivi. Qualche mese prima, con i nostri insegnanti di indirizzo, avevamo studiato tutto quello che riguarda la Motion Capture, una tecnica che permette di registrare i movimenti degli attori e trasferirli su modelli digitali 3D (è stata utilizzata molto sia in film come Avatar o il Signore degli Anelli – per la realizzazione di Gollum – che in videogiochi come The Last of Us o Red Dead Redemption II). E questa tecnologia è anche impiegata nell’arte moderna che giorno per giorno si evolve diventando sempre più realistica e alla
portata di tutti.
Abbiamo mostrato al professore di Naba i lavori realizzati in classe con Meshy, una piattaforma di Generative AI, che ci ha permesso di trasformare una nostra foto in un modello 3D in T-pose o in A-pose, posizioni di riferimento per creare lo scheletro del personaggio e successivamente animarlo. Il docente ci ha spiegato, tramite dei pc forniti dall’Accademia, come utilizzare Unreal Engine, un motore grafico di sviluppo 3D in tempo reale, mostrandoci come importare e modificare i modelli, cambiare scenografia e creare, direttamente dal software, forme geometriche o animazioni. E dopo una breve
spiegazione ci ha lasciato liberi di esplorare il software come meglio volevamo, sperimentando, divertendoci e riuscendo a creare qualcosa di nostro: il professore è riuscito a spiegarci in poco tempo un programma estremamente difficile e a creare un’atmosfera tranquilla e giocosa, rompendo gli schemi tra alunno e insegnante. Nella nostra giornata, ho riscontrato questo clima moltissime volte. Oltre ai docenti, con la loro approfondita preparazione e alla passione con cui ci spiegavano il loro mestiere, ho incontrato moltissimi ragazzi che passavano il loro tempo in Accademia, chiacchierando con i loro amici tra
una lezione e l’altra. A Naba si è se stessi, ognuno ha il proprio stile e la propria personalità, nessun pregiudizio, ognuno è come vuole, senza paura. Dopo un po’ di tempo passato insieme siamo andati a vedere i Virtual Production Studio, set ricoperti di LEDwall che proiettano, in tempo reale, scenografie e luci generate dal computer. Questa tecnica, estremamente costosa e tecnologica, lavora a stretto contatto, o addirittura sostituisce, il green screen. Viene utilizzata sia nel cinema, sia nei videogiochi e offre molti vantaggi, come il totale controllo di creatività e la riduzione di tempo per la logistica e gli spostamenti. Nonostante sia una funzione estremamente positiva per l’evoluzione tecnologica, credo che non dovremmo utilizzare unicamente questa tecnica, ma continuare a ricordare tutto quello che i registi e gli artisti, prima di noi, hanno inventato. Ritengo sia importante sfruttare tutte le tecniche che conosciamo, analogiche e digitali, per obiettivi diversi. I professori, inoltre, ci hanno mostrato le loro tute mocap, vestiti estremamente stretti, utilizzati dagli attori. A queste tutine vengono attaccate dei marker riflettenti, sfere ricoperte di tessuto catarifrangente, poste sulle articolazioni, che servono per riconoscere il movimento e creare una sagoma del personaggio. In una giornata come questa non ho trovato una risposta definitiva alle mie domande, né la certezza su cosa farò quando diventerò grande, ma ho capito in quale ambiente voglio continuare a stare e a crescere, maturando e conoscendomi, sbagliando e vincendo le mie battaglie. Ho capito che nonostante tutto, seguirò quello che mi dice il cuore, le mie passioni e l’arte che voglio continuare a fare, mostrando al mondo tutto quello che ho da dire.
Eleni Calotychos
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